Un mondo virtuale anti-terrorismo grazie alla letteratura

 

Vered Cohen Barzilay  Associazione per i Diritti Umani

I recenti attacchi terroristici in Europa sono un altro segno della erosione della morale del mondo.

Oltre al male assoluto di togliere la vita a civili innocenti, abbiamo visto che nei recenti attentati di Parigi il terrore porta con sé il vento del fondamentalismo religioso: la disumanizzazione delle minoranze; il divieto di istruzione, in particolare per le donne; la considerazione della democrazia come qualcosa di dannoso; e la negazione dei diritti umani. Di solito, il vento del fondamentalismo viene prima e poi gli omicidi.

The Guardian ha recentemente riferito che, secondo un rapporto di Watchdog Freedom House, la democrazia nel mondo è a rischio, più di quanto non sia stato in qualsiasi momento negli ultimi 25 anni. Le persone in quasi ogni parte del mondo sono in pericolo per le gravi minacce alla loro libertà e che il livello di brutalità sotto i regimi autoritari è il più alto di tutti i tempi.

Il terrore non ha confini, geografici o morali, e non è esclusiva di nessuna religione, non dell’Islam o di qualsiasi altra religione al mondo. Il terrore arriva nei nostri quartieri, uffici, strade, anche nelle nostre case.
Internet, insieme con il processo di globalizzazione, ha unito i popoli del mondo e ha offuscato i confini geografici. Viviamo ancora in Paesi, ma creiamo diverse definizioni per i nostri confini e comunità. Viviamo in Europa, per esempio, ma facciamo parte di una comunità globale di terrore organizzato.

Questo perché su Internet il terrorismo diventa un Paese con sostenitori virtuali sparsi in tutto il mondo. Uno dei metodi del terrorismo è quello di instillare la paura e l’orrore. Ci costringe a sentirci protetti. Fa un uso intelligente delle reti di commercializzazione e sociali per comunicare con i suoi sostenitori e fa piovere la paura sul mondo attraverso attacchi terroristici strategici o attraverso YouTube, come visto di recente nella pubblicazione, da parte dell’ ISIS, di video orribili raffiguranti le decapitazioni delle sue vittime. Gli ultimi rapporti dalla Francia indicano che Amedie Coulibaly ha utilizzato una telecamera GoPro per documentare l’attacco terroristico al supermercato Kosher a Parigi. Il prossimo obiettivo, gli esperti avvertono, è di trasmettere in diretta dall’arena del terrore.

I civili di questo “Paese del terrorismo virtuale” sono diversi. Possono essere la ragazza di scuola o il rapper vicino a casa. Possono essere trascinati nel terrorismo attraverso i social network, dove erano in cerca di avventura, di vendetta, o addirittura per un motivo sentimentale. Il terrorismo invade i luoghi dove la speranza ha cessato di esistere e influenza le persone che sono diventate invisibili al resto della società, coloro che non sono riusciti a essere trattati da pari a pari, perchè la parità di diritti è stata tenuta rinchiusa nelle nostre comunità. I terroristi promettono che (queste persone) saranno ascoltate – insieme con l’erosione della moralità – e attraverseranno tutte le linee rosse per prendere vite innocenti al fine di ridare dignità ai loro nomi, alle famiglie o anche alla loro religione.
Queste persone sono spesso reclutate per un singolo attacco suicida strategico di terrorismo o per gli attacchi più grandi, operando in piccoli gruppi. Questi attacchi non sono solitamente mai fermati, come sostengono gli esperti.

Perché questi attacchi terroristici in Francia hanno avuto un impatto così forte (soprattutto considerando che, in confronto, con gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti hanno perso la vita tremila persone e sono stati utilizzati almeno 10 miliardi di dollari in beni e danni alle infrastrutture)?

La Francia è una repubblica di fama mondiale fondata sulla democrazia e sulla libertà, un simbolo mondiale di accettazione e integrazione delle minoranze, rifugiati e migranti lavoratori. E ‘un simbolo del socialismo e di politiche di welfare progressiste. I terroristi non solo hanno ucciso giornalisti innocenteie dei civili, hanno ucciso anche il concetto che la Francia è immune all’orrore del Paese terrorismo virtuale. L’attacco terroristico è stato per lo più strategico, attaccando deliberatamente il fondamento della libertà, della libertà di parola.
I terroristi avevano due obiettivi:

Il primo: inviare un messaggio di orrore a coloro che credono nella libertà di parola e restringere i confini globali della conversazione. Sì, la solidarietà dimostrata da tutti i leader del mondo è molto impressionante e stimolante, ma allo stesso tempo, molti mezzi di comunicazione in tutto il mondo hanno iniziato a censurare le caricature di Charlie Hebdo a partire dagli attacchi terroristici. Un nuovo decreto, entrato in vigore di recente, permette al governo francese di bloccare i siti web accusati di terrorismo, senza un ordine del tribunale. I regolamenti sono stati presi in esame dal 2011, ma hanno guadagnato un nuovo slancio dopo gli attacchi terroristici a Charlie Hebdo.

Il secondo obiettivo era quello di inviare un messaggio di coraggio e forza ai loro sostenitori virtuali, diffondendo un orrore così forte da far convocare tutti i leader di Francia. Per le persone che non vengono ascoltate o viste nei propri Paesi, questo tipo di attacco sarà più impressionante e contribuirà a reclutare più sostenitori nel Paese del terrorismo virtuale. Sarà inoltre più facile arrivare ad attacchi terroristici simili in altri posti in Europa o nel resto del mondo.

L’unico modo per sovrastare il Paese virtuale del terrorismo è di creare un “Paese virtuale anti-terrorismo.”

Eserciti forti e armi sofisticate non sono sufficienti. Sì, sono molto importanti nella lotta contro il terrorismo, ma così non si ferma il vento del terrore. Gli eserciti useranno i mezzi violenti della guerra per combattere i violenti. Ma essi non servono a ricostruire la nostra democrazia o accendere la nostra solidarietà. Per questi, è necessario il potere della penna.
Dobbiamo creare un forte movimento globale per diffondere la speranza invece dell’ orrore; le nostre armi non saranno pistole o bombe, ma il potere delle parole, della letteratura. Il nostro esercito sarà composto da autori e sostenitori della letteratura, e noi diffonderemo i nostri valori attraverso i social media e Internet. Lavoreremo in solidarietà, per accettare tutti gli uomini e le donne come uguali, non importa la loro etnia, sesso o religione. Adotteremo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU) come nostra “Costituzione” per ricacciare indietro il vento del terrorismo.

Perché la letteratura?

Non è un caso che i diritti umani siano entrati in vigore come il primo vocabolario morale universale del mondo e che, allo stesso tempo, il romanzo di formazione sia diventato una forma letteraria in cui si privilegia l’autonomia dell’individuo. Mentre la DUDU è spesso criticata per questo, la letteratura fornisce una forma di espressione che può rappresentare l’esperienza umana (e dei diritti) e raccontare storie altrui liberamente e senza pregiudizi. La capacità della letteratura di penetrare la coscienza di un altro individuo è il punto in cui si collega con i diritti umani: la letteratura crea e salva la nostra moralità. Dall’inizio dell’umanità, le persone hanno sfruttato il ruolo morale della letteratura, la diffusione della morale e dei valori attraverso storie, prima verbalmente e poi per iscritto. Oggi, la letteratura ha perso molta della sua popolarità tra il pubblico (in particolare il pubblico giovane). I lettori non considerano più la letteratura come necessaria per la loro vita.

Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica in Italia nel 2013, il 57% della popolazione un libro se non per motivi professionali o di studio, anzi circa il 10% delle famiglie italiane non possiede alcun libro. Secondo il rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), quasi il 70% del Paese non è in grado di “capire e rispondere in modo appropriato ai testi densi o lunghi.” Un altro sondaggio pubblicato nel 2013 ha rivelato che nel Regno Unito quasi 4 milioni di adulti non legge libri per piacere e il 25% degli americani di età superiore ai 16 anni non aveva letto neanche un libro all’anno.

C’è un forte legame tra il deterioramento della popolarità della letteratura soprattutto tra i giovani e la crescita di empatia verso il terrorismo nel mondo.

La letteratura può contribuire a salvare le nostre fondamenta morali . Essa ci aiuta ad analizzare ed esprimere sentimenti profondi e a comunicare meglio. Ci incoraggia a sollevare e risolvere i problemi e a esprimere il nostro dolore, la nostra storia o la nostra rabbia.
Il progetto “Novel Rights” riporta la letteratura di nuovo alla popolarità. I giovani potenziali sostenitori del terrorismo virtuale si riappropriamo della morale attraverso la letteratura. Si apre nuova comunicazione con loro e la letteratura offre loro un modo per essere ascoltati.
Il filosofo francese Jean-Paul Sartre (1905-1980), che ha vissuto le due guerre più traumatiche dell’umanità, sviluppò la teoria della “letteratura impegnata” come parte del suo impegno nella resistenza francese durante la seconda guerra mondiale. Ha pubblicato sulla sua rivista, Les Temps Modernes (Modern Times) e successivamente nel 1947 nel suo libro Che cosa è la letteratura, (queste parole), parole che riflettono il nostro intento:

“Se lo scrittore è intriso, come lo sono io, dell’urgenza di questi problemi, si può essere sicuri che offrirà soluzioni con il proprio lavoro creativo cioè con un movimento di libera creazione. Non vi è alcuna garanzia che la letteratura sia immortale. La sua chance oggi, la sua unica possibilità, la possibilità dell’ Europa del socialismo, della democrazia e della pace. Dobbiamo giocare. Se noi scrittori perderemo, sarà un male per noi, ma soprattutto per la società…Se dovesse scadere nella pura propaganda o nel puro intrattenimento, la società sguazzerebbe nell’immediatezza di una vita senza memoria, come quella degli di imenotteri e dei gasteropodi. Naturalmente, tutto questo non è molto importante. Il mondo può benissimo fare a meno della letteratura. Ma può fare a meno dell’uomo, ancor di più”.

Vered Cohen Barzilay è il fondatore di “Novel Rights”, un movimento globale, che utilizza la potenza della letteratura per guidare il cambiamento. Ha tenuto conferenze in università come Oxford e LSE e fiere internazionali del libro.